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I Social Network hanno ucciso i blog?

Chissà se è vero, certo che FB, personalmente non ne uso altri, ti toglie la voglia di metterti sul pc, di prender tempo, di trovare le parole più giuste e di buttar giù un articolo che poi rimarrà a imperitura memoria fino a quando il blogger, io in questo caso, non deciderà di cancellarlo, lui se non tutta la pagina.

Facebook, e quindi parlo della  mia esperienza, ha il grosso vantaggio dell’immediatezza del ritorno. Sai che il commento, il “mi piace” o il semplice disinteresse, tornerà nel giro di pochi minuti, con code e strascichi che si affievoliscono con il passar del tempo e che sussistono solo nello spazio internet, tanto che ora si sono inventati il “Diario” per offrire una maggior personalizzazione, ma soprattutto: il ricordo.

Meglio o peggio il blog? Sicuramente diverso, più faticoso, meno alla portata di tutti e forse anche più noioso, forse per questo è molto più simile alle vecchie abitudini, dove si scriveva sostanzialmente per se stessi e l’approvazione prima era la propria. Ora non so, leggo tanti interventi, vedo tanti link, tanta voglia di stupire, di dire o taggare cose chedevono sembrare intelligenti (o far sembrare intelligenti?), ci trovo tanta finzione e forse è giusto, il trasferimento del muretto su base planetaria.

Poi ci sono le amicizie, alcune vere, altre ritrovate, altre chenon sai proprio chi sono. Una volta mi hanno detto “ma se non vi siete cercati per tanti anni, cosa te ne frega di andare a mangiare una pizza ora?”. Credo chei ristoratori debbano qualcosa a FB e, ovviamente non condivido l’affermazione. Da quel punto di vista Facebook è una risorsa contro la pigrizia, quella che dopo pochi minuti dalla fine della scuola ti attanaglia e ti fa non dimenticare, ma relegare nella memoria, coloro che per 5 anni hanno fatto parte costante della tua vita. O gli amici del mare, della pallacanestro, del forum diDamiano Tommasi, ecc.

Tuttociò rientra nella grande forza del network: la possibilità dicontatto, l’immediatezza del confronto, ma ricorda tantola differenza tra la trasposizione in un film e il libro originale: molte cose si perdono, si perde il tocco, la magia che offre la fantasia.

Io so che quasi nessuno leggerà questo articolo, ma la bellezza dello scriverlo è che forse qualcuno lo farà.

Tra pochi minuti compio 42 anni

Tra pochi minuti compio 42 anni. Stando a una specie di maga, che a guardarla bene però sembrava una scema ubriacona con un sacco di problemi, che comunque non mi doveva dei soldi né, per fortuna, mi si voleva scopare e quindi possiamo definire attendibile, dalla mappa solare che per me aveva appositamente studiato nella seconda parte della mia vita io avrei avuto un deciso successo, era la posizione dei pianeti e delle stelle a stabilirlo. Detto questo, io vivrò ancora a lungo… spero… se no cazzo!!!

Tenendo conto che da piccolo e fino alle superiori ai miei genitori hanno sempre detto che il bambino (ragazzo, adolescente, ecc. ecc.) aveva enormi possibilità, ma che non si applicava, a un certo punto mi sono applicato… almeno prima non mi applicavo e andavo via così.

Certo nella mia vita a oggi di soddisfazioni ne ho avute, molte riconoscibili, altre magari più intime, nel senso che solo io le capivo, ma la gioia che ne traevo era ed è immensa.

 Però poi vedo che queste qualità non è che ti portino chissà dove, forse ci voleva più coraggio, una congiuntura astrale migliore, sicuramente più cattiveria (intesa come determinazione a farsi riconoscere il proprio)… insomma poi uno arriva ai 42 anni e può anche permettersi di dire che si è rotto un po’ i cojoni!

Del fatto economico in sé ho sempre cercato di preoccuparmi il giusto. C’è chi dice che a lui dei soldi non importa nulla, io mi ritrovo in una posizione  diversa, è ai soldi che non importa nulla di me… ho qualche principio e questo, almeno nei tempi che viviamo, non è visto di buon occhio, nemmeno dai soldi, però me lo tengo, con buona pace di chi lavora o fa affari con me… io voglio dormire la notte e in tutta tranquillità.

A livello di pensiero mi sto accorgendo che sto avendo un processo opposto a quello che ho sempre potuto osservare: si nasce incendiari, si muore pompieri. Io nasco conservatore, per poi diventare liberale, mai razzista (anche se sopporto poco chi potendo non si lava) anche perché essendo stato sempre coerente non potevo odiare i “negri†se i miei eroi si chiamavano Magic Johnson e Kareem Abdul Jabbar (e con questo ho sistemato anche la religione), addirittura simpatizzante con la prima scesa in campo di Berlusconi (“è una novità, vediamo†dicevo… e così avranno detto in molti… e così c’ha fregato… a posteriori penso che se a metà anni 90 gli si dava l’immunità totale a lui e a tutta la sua famiglia oggi l’Italia non sarebbe il paese perfetto, ma quanto si starebbe meglio!!!), poi è iniziato il gran bailamme della seconda repubblica (scritto volutamente minuscolo perché se no i Francesi, che hanno dato il sangue per ogni loro vera conquista, giustamente si offendono) e nella pletora dei personaggi tristi, dalla faccia triste, dal pensiero triste e dalla pronatura facile, per forza uno perde la bussola. Allora inizi a interessarti, a voler conoscere, ma soprattutto a guardarti in faccia allo specchio. Poi succede qualcosa, ti allontani quel tanto che basta dalla superficie riflettente per capire che non c’è solo la faccia, ma le spalle , il busto, il bacino, le gambe, giù fino ai piedi e scopri che intorno a te c’è molto di più, tanto di più che con i tuoi piedi ti viene da iniziare a prendere a calci tutto. C’è una sinistra oggi? O meglio c’è una sinistra di oggi che la sinistra di ieri non si vergogni a vedere? Non mi sento comunista, non sono comunista, perché chi lo è veramente stato ha una dignità estrema nel portare questo nome (parlo di quelli veri, non dei tanti che lo sono/erano solo a parole che poi i fatti sono altri). Diessini, margheritini, ulivettini, correntucole che si sono perse nel cercare un’identità, nel riuscire a giustificare al popolo, anzi Popolo quello vero, chi cazzarola cercano di rappresentare… a parte loro stessi ovvio. Al momento credo di star superando la mia fase di centro-sinistra, forse perché inizio anche ad alterarmi, se continuo così alla fine diventerò un pensionato combattente, ma forse sarebbe meglio dire un bombarolo della terza età, perché alla pensione mica ci credo tanto… che poi, ma se sto bene, ci sto con la capoccia e magari è arrivato anche il famoso successo predetto dalla maga, ma perché dovrei andare in pensione?

Tutti questi pensieri, ovviamente, hanno portato dei cambiamenti anche nella mia vita di tutti i giorni. Lo scrivere inizialmente, poi il fare il dirigente e non più il giocatore di basket (sembra una cretinata, ma non sei più tu e la squadra, ma la squadra e tutto il resto, apre la visione), lo sport per disabili e tutti, tanti a volte troppi, gli annessi e connessi, la politica locale e tutti che chiedono, chiedono, chiedono… una domanda ricorrente è perché lo faccio, qual è il vantaggio, dovrei spiegare tutto quanto detto e non solo, ma ho trovato la risposta e da ora in poi darò solo quella, che poi è una domanda: perché non lo fai pure tu?

Semplicemente mi sono stufato di parlare e basta, di criticare e basta, io ci provo, faccio proposte, quello che faccio o provo a fare è già una proposta. Per un Mondo migliore? No, quello che faccio è per star bene io, ovvio che se poi ogni tanto dovesse arrivare anche qualche grazie non sarebbe male, ma se inizi a farlo pure tu, lui, lei, abbastanza… allora sarebbe per un Mondo migliore.

Parlano tutti per massimi sistemi, ma applicateli ai minimi, a dove vivete, fate delle scelte ogni tanto e tutto andrà a migliorare. E se poi non succede? Non posso dare certezze, se non quella che comunque vi sentirete meglio.

Potrei dire tante altre cose e magari un giorno lo farò, ma insomma a breve farò 42 anni, varie cose, la vita, mi hanno dato l’ennesima occasione per reinventarmi, già occasione, e sicuramente lo farò, come sempre, ma ciò non toglie che oggi, a 42 anni meno pochi minuti, se non si è capito, mi possa rodere un po’ il culo.

Ah, buon compleanno!!!

Lucio Settimio Severo, l’Imperatore che inventò Albano.

Il 4 febbraio del 211, a York in Britannia, morì Lucio Settimio Severo, Generale romano che divenne Imperatore .

A 1800 anni dalla sua morte, il 4 febbraio 2011, presso la sala conferenze del Museo Civico di Villa Ferrajoli, la Città di Albano Laziale, la Presidenza del Consiglio Comunale, i Musei Civici di Albano Laziale e l’Associazione Culturale C.E.S.A.R., hanno voluto ricordare l’uomo nato nel 146 a Leptis Magna da famiglia di ordine equestre, che cresciuto nell’ambito militare divenne Generale delle Legioni, Senatore e Imperatore romano prendendo il potere forte dell’apparato militare e di fatto esautorando i pretoriani, fattore decisivo negli equilibri del potere nel dopo Marco Aurelio e ancor più durante Commodo.

La scelta di farsi appoggiare dalle Legioni e ancor più la ridefinizione strategica della presenza militare su di un territorio, che ormai si estendeva su tutto il bacino mediterraneo, fino all’attuale Siria e Armenia, comprendendo tutto l’Egitto fino al Marocco, parte della Germania e l’Inghilterra, risultò decisiva per Roma, ma soprattutto per Albano.

Vicina al centro dell’Impero, sulla Regina Viarum, strategicamente in una posizione dominante, parte integrante della Villa Domizianea, la scelta dell’attuale centro di Albano per la costruzione del Castra fu la naturale conclusione di chi voleva imporre il proprio dominio.

Il tempo, le invasioni, le guerre nei secoli, per ultimi i bombardamenti e le speculazioni edilizie, oggi non rendono merito a  quello che fu l’unico accampamento di legionari sul suolo italico e il convegno promosso da Francesco Saverio Teruzzi e dall’archeologa Sara Pizzimenti, unito all’apertura straordinaria dei Musei e dei siti dei Cisternoni e della Rotonda, con visite guidate, il sabato pomeriggio, ha voluto fare il punto sull’attuale situazione archeologica di Albano, oltre che omaggiarne il “padreâ€.

Gli interventi che si sono succeduti, dopo i saluti del Sindaco Nicola Marini e del Presidente del Consiglio Massimiliano Borelli, hanno voluto, con la presentazione del nuovo Responsabile dei Musei Civici l’architetto Michela Pucci e l’informativa sulle attività museale da parte della dottoressa Roberta Trombetta, responsabile delle attività didattiche, sottolineare l’intenzione di offrire una svolta in senso di apertura delle strutture civiche verso i cittadini, gli studiosi e i semplici appassionati della storia di Albano.

Ma il convegno, sostenuto da numeroso pubblico, ha tratto forza dagli interventi degli esperti che hanno definito il contesto nel quale Settimio Severo raggiungeva il potere e le scelte di tattica militare decise per mantenerlo, oltre che l’apertura verso le provincie di estremo oriente con l’assunzione dei costumi e dei culti attraverso una decisa opera sincretica, grazie all’ex-direttore del Museo Civico di Albano Laziale Roberto Libera e dell’archeologa Simona Carosi collaboratrice del Museo e dottore di ricerca de La Sapienza. Entrando poi nello specifico del Castra Albana con le archeologhe Alexandra Busch, dell’Istituto Archeologico Germanico, e Silvia Aglietti, collaboratrice della Soprintendenza dei Beni Archeologici del Lazio, con un’attenta analisi, corredata da numerosi documenti fotografici, topografici gps e tomografici, del territorio e del complesso sia esterno che interno della fortificazione; sottolineandone l’imponenza, la funzionalità, la tecnica di costruzione e avanzando delle nuove ipotesi sulla struttura e la destinazione d’uso di alcune parti, rivendicando la possibile appartenenza alla precedente villa domizianea non solo del Ninfeo della Rotonda, ma anche dei Cisternoni; la conformazione della Porta Principale sinistra in un unico arco con torre o torri vicino; il superamento dell’inclinazione del territorio anche attraverso seminterrati e piani sovrapposti, ecc. L’intervento successivo della dottoressa Giuseppina Ghini,  Direttore Archeologo Coordinatore con competenza sull’area dei Castelli Romani della Soprintendenza dei Beni Archeologici del Lazio, veniva seguito con particolare attenzione mettendo in luce, anche grazie ad ampio materiale fotografico, gli scavi preliminari e solo conoscitivi del sito conosciuto come Campo Boario. I rilevanti ritrovamenti che di fatto avevano bloccato la costruzione del parcheggio multipiano finanziato dalla Provincia di Roma, oggi offrono la possibilità di studiare una necropoli del III secolo d.c., di emozionarsi di fronte alla dedica marmorea di un legionario verso la figlia deceduta a 5 anni e di gettare le basi per la costruzione di un parcheggio “intelligente†che nel sottosuolo conservi un museo e il ricordo dei primi abitanti di Albano.

La chiusura dei lavori, dopo i doverosi saluti e ringraziamenti agli intervenuti e alla famiglia Polcaro della C.E.S.A.R., è stata un arrivederci a breve del Museo Civico alle prossime iniziative per conoscere Albano.

Breve cronaca di una vacanza in quel di Thailandia

Pubblicato su Cultura e Dintorni

Vedere la roccia che si butta nel mare, in forme scolpite dal tempo e che in molti casi non riesci nemmeno a capire come non possano crollare all’istante. Camminare a Thong Nai Pan Noi Beach su sabbia della consistenza della cipria, che nemmeno il sole piu’ caldo riesce a render bollente. Bagnarsi in un’acqua limpida, calda, dove il tempo sembra fermarsi ogni volta che ti immergi. Ammirare la fitta vegetazione a Bottle Beach, mentre scende rapida dalle montagne per poi disegnare un’insenatura benedetta dal cielo. I fondali di Koh Tao, ricchi di pesci, coralli, vita marina e l’assoluta fiducia con la quale ti gira tutto intorno. La bellezza senza altri termini di Koh Nangyuan, mentre lasci le impronte lungo la striscia di sabbia corallina che fa uno di tre isolotti adiacenti. I sapori della cucina thailandese, nelle sue molteplici varianti, con le spezie a dar forza a ingredienti semplici, rendendo il cibo primo messaggero di una terra ricca di tradizione. Gli odori degli olii usati per i massaggi, essenze che rivivono sul tuo corpo, portando i benefici della natura ad esaltare gli abili movimenti di chi della tecnica thai ha fatto una scuola.

Viaggiare è essenzialmente curiosità, voglia di conoscere, di vivere emozioni. Prendere un aereo, affrontare ore al di sopra delle nuvole, tra sedili stretti, coperte translucide, cibi precotti; per poi attendere una coincidenza, affrontare un volo interno e passare dal clima artefatto degli aeroporti al caldo umido thailandese. Mentre aspetti una barca  che ti porterà a destinazione ti accorgi che stai sudando al solo pensare, al gesto istintivo di passarti una mano tra i capelli. Il rollio di un barcone sulle onde del Golfo del Siam, che lento ti porta da Koh Samui a Koh Phangan, principali attrattive per i turisti nella Provincia del Surat Thani. Il togliersi le scarpe, passando da una situazione occidentale all’entrata vera e propria nella vacanza, per poter prender terra scendendo in acqua dalla scaletta. La scelta di un resort sulla spiaggia, pulito, ma senza troppo pretese, dove non vedi correrti intorno miriadi di camerieri in divisa e per qualche giorno ti sembrerà effettivamente di far parte di “questo†mondo.

Onde. Il rumore delle onde, lo sciabordio, mentre gli occhi sono chiusi e il sole ti bacia in un amplesso che solo le cremee solari rendono sicuro. Eppure è questo il suono che ti accompagnerà per alcuni giorni, l’unico, quando ti accorgi che intorno a te non c’è nessuno o pochissime persone. Che poi nel pomeriggio diventa musica, dolce, leggera, spesso pop, qualche volta rock. Perché le attività sulla spiaggia aprono i battenti e l’allegro vociare dei turisti si confonde nell’internazionalità multilingue che simili posti riescono a raggiungere. Ma è sufficientemente facile ritrovare la pace, basta tuffarsi, spingersi sotto il livello dell’acqua, che non trovi mai fredda, anzi, e con la voglia forte di nuotare, prendere il largo, per assaporare da lontano tutta la bellezza e l’atmosfera unica di questi luoghi. Mentre le nuvole passano alte sopra le montagne e le palme disegnano a terra artigli d’ombra e strane figure, che nemmeno la fantasia di un bambino riuscirebbe a creare. La notte, poi, è uno spettacolo. Perché è periodo di luna piena, che nella vicina spiaggia di Haad Rin significa l’apoteosi degli eccessi e della musica elettronica, ma qui è solo poesia che offre un velo di magia a un panorama già di suo incantevole. Ma la notte è anche fatta per volers benei e avere al fianco la tua dolce compagna render lo stare vicini la dolce festa di chi si ama.

Fare scalo a Bangkok, sulla via del ritorno, equivale ad entrare per la prima volta in una cinema a colori. E non è solo dovuto alle livree cangianti dei taxi cittadini, o alle varietà di verde, rosso e giallo che contaddistinguono i tuc tuc, ma è un luogo dove avverti che tutto vibra tra il vecchio e il nuovo, dove il fiume Chao Phraya reclama ancora il suo ruolo di primo attore; dove il Grand Palace con il Wat Phra Kaeo e il suo Buddha di Smeraldo mostrano un’immensa scenografia regale; dove il Wat Pho emoziona nei suoi stupa e, soprattutto, nel volto tranquillo e pieno di gioia del Buddha disteso nei suoi quarantasette metri di lunghezza; dove trovi il caos disorganizzato di Khaosan road e quello organizzato dei centri commerciali; dove la pioggia improvvisamente si abbatte e rende per cinque minuti leggermente più pulita l’aria di una delle città più inquinate della Terra;  dove cadi nell’assurdo di un duetto filippino che canta turna a Surriento in onore degli Italiani. Ma questa è Bangkok, questo è viaggiare, questo è riconoscersi nel grande contenitore chiamato Mondo.

Franz Liszt: un pianista romantico nei Castelli Romani

Scritto in collaborazione con Francesca Ragno

L’Ottocento è stato per Albano un momento d’oro. Al centro del Grand Tour e meta di artisti che ne ammiravano, rimanendone incantati, le bellezze architettoniche e paesaggistiche, non vide solo pittori e scultori a lasciare il loro segno nella cittadina dei Castelli Romani, anche la musica nel periodo romantico fiorì in modo particolare, con grandi compositori che soggiornarono in quel di Albano.

Il ruolo del musicista nel Romanticismo cambia notevolmente: la musica perde il carattere quadrato e sicuro acquisito attraverso la pratica rigidità della forma, per liberarsi verso una composizione che sappia ascoltare la natura, il mondo, anche selvaggio, dei sentimenti.

Il tema musicale, la melodia, supera l’essere solo un aspetto tecnico del comporre per divenire l’idea intorno alla quale costruire il percorso musicale in grado di evidenziare significati ed emozioni. 

È la musica strumentale ad avere il primato su quella vocale perché l’unica in grado d’essere “linguaggio assoluto” poiché svincolata dal testo.

E altresì significativo che tutti i grandi filosofi romantici facciano della musica uno dei centri della loro speculazione e che da Hegel a Schelling, da Schopenhauer a Nietzsche la musica trovi un posto d’onore in tutti i sistemi filosofici. Senza contare i brevi scritti sulla musica del giovane Wackenroder, letterato e critico morto giovanissimo alla fine del Settecento.

A cambiare non è solo l’approccio tecnico e filosofico alla musica, ma anche il rapporto con il pubblico: il musicista non è più legato all’aristocrazia, ma è aperto al grande pubblico borghese. La musica diventa un fenomeno di massa, nei grandi teatri e nei concerti nascono delle vere e proprie “star†musicali.

Uno di questi compositori romantici, considerato uno dei divi musicali dell’Ottocento, soggiornò ad Albano per un lungo periodo ed ebbe un forte legame affettivo con la cittadina dei Castelli Romani: Franz Liszt, l’imperterrito pianista del Romanticismo.

Che Liszt sia l’antisignano delle moderne star è indubbio. Che la sua vena d’innovativo compositore gli sia riconosciuta postuma è altrettanto vero, almeno quanto la sua fama di interprete: sarà da subito riconosciuto come il miglior pianista del tempo e forse di sempre, tanto che le sue mani, artefici di virtuosismi perfetti, furono continuo oggetto di studio.

Un’anima tormentata quella di Liszt, divisa tra i piaceri della carne, la mondanità, e il profondo misticismo e la religiosità che faranno della sua musica un momento unico e del tutto fuori degli schemi nella storia di quest’Arte.

Ungherese di nascita, malaticcio (forse epilettico), ma di una bellezza tale che lo farà diventare un simbolo del feticismo femminile. Idolo delle folle, allievo di Salieri e Czerny, amico di Chopin, Wagner (che diventerà suo genero oltre che suo ispiratore), Schumann, Bizet e Debussy. Scelse Roma e i Castelli Romani per dar libero sfogo alla passione che infuocava la sua relazione con Carolina Von Sayn-Wittgenstein, ma fu sempre Roma che scelse come rifugio, il Monastero della Madonna del Rosario, fuggendo dal mondo e dalla stessa Carolina all’indomani della morte di Blandine, primogenita nata dalla relazione con Marie d’Agoult, di poco successiva alla morte del suo terzo figlio: Daniel.

Sotto l’ala protettrice del mons. Gustavo Adolfo Hohenlohe, nel 1879 viene assegnato alla Sede Vescovile di Albano, con il Capitolo della Cattedrale di Albano che gli conferisce il titolo di canonico onorario.

Nel 1886, alla soglia dei 75 anni, Liszt muore in Germania, per le conseguenze di una polmonite su di un corpo già minato nel fegato, conseguenza degli stravizzi in vita.

Di lui si dice abbia lasciato: un abito talare, una camicia, sette fazzoletti e sinfonie immortali.

Koh Phangan

Vedere la roccia che si butta nel mare, in forme scolpite dal tempo e che in molti casi non riesci nemmeno a capire come non possano crollare all’istante. Camminare a Thong Nai Pan Noi Beach su sabbia della consistenza della cipria, che nemmeno il sole piu’ caldo riesce a render bollente. Bagnarsi in un’acqua limpida, calda, dove il tempo sembra fermarsi ogni volta che ti immergi. Ammirare la fitta vegetazione a Bottle Beach, mentre scende rapida dalle montagne per poi disegnare un’insenatura benedetta dal cielo. I fondali di Koh Tao, ricchi di pesci, coralli, vita marina e l’assoluta fiducia con la quale ti gira tutto intorno. La bellezza senza altri termini di Koh Nangyuan, con la striscia di sabbia corallina che unisce i tre isolotti adiacenti. I sapori della cucina thailandese, nelle sue molteplici varianti, con le spezie a far da contorno ai sapori suadenti di una terra ricca di tradizione. Gli odori degli olii usati per i massaggi, essenze che rivivono sul tuo corpo, traendo i benefici della natura ad esaltare gli abili movimenti di chi della tecnica thai ha fatto una scuola. Sei giorni su di un’isola che vive sotto la protezione divina.

La perfetta bellezza nell’epoca del Grand Tour

In collaborazione con Francesca Ragno

Il nome di Albano è ben noto in Europa, non solo per l’omonimo lago a due passi da Roma, ma in quanto meta prediletta tra il XVIII e XIX secolo, sulla via che portava a Napoli, di nobili e ricchi borghesi in quel viaggio di formazione culturale che, nella definizione di Lassels già nel 1670, prese il nome di Grand Tour d’Italie.

Albano in questo senso conobbe un vero e proprio successo, di pari passo alla fioritura edilizia concisa con il passaggio dai Savelli alla Camera Apostolica, completando l’architettura urbanistica fondata sul Tridente Barocco e immersa nelle antiche vestigia Romane.

L’artista non poteva rimanere inerme di fronte alle bellezze di un Paese ricco di storia immerso nella calma serafica delle campagne romane e Le Grand Tour nella sua accezione di momento essenziale della formazione culturale, diveniva il punto di contatto alla scoperta del nostro patrimonio artistico andando però a “contaminare†i rapporti che legano lo spirito umano, trasformandosi in apertura nei confronti del nuovo di una cultura basata fondamentalmente sui valori cattolici.

Albano gode in questo senso di un favorevole passaparola e sono sempre più i viaggiatori alla ricerca di un mecenate da ricompensare con tele e commentari di pregio; poca cosa di fronte alla scoperta di un patrimonio ricchissimo che non si ferma all’arte o alla storia, ma riguardante ogni aspetto del vivere umano, dall’artigianato alla gastronomia, dalla moda al canto popolare, dal vivere rurale alle feste tradizionali.

Tra i tanti che visitarono il nostro Paese ricordiamo Goethe, Stendhal, D’Annunzio, Ivanov, Turgenev, Gogol, Piranesi, Kestner, Kuchler, Overback. Ma Albano riuscì ad affascinare anche un “pittor de Trastevere†come Bartolomeo Pinelli, sia nella riproduzione dei costumi d’epoca che nel racconto di vita popolare e suggestivi paesaggi.

La nostra cittadina, però, a differenza degli altri splendidi paesi dei Castelli Romani, vanterà un punto in più, “una bellezza così perfetta come non s’è vista dagli albori dell’umanità†il suo nome era: Vittoria Caldoni.

Vittoria fu, infatti, la modella più famosa e ricercata dagli artisti più insigni degli ambienti culturali romani. Figlia di vignaioli, nonostante le sue umili origini, oltre alla sua ammirevole “bellezza classicaâ€, possedeva una spiccata intelligenza, era educata e disinvolta.

Il suo debutto artistico si deve all’incontro con il pittore tedesco August Kestner che la introdusse presso la famiglia dell’ambasciatore Von Reden, la cui consorte allestì per Vittoria uno studio artistico presso Villa Marta a Roma per permetterle di essere ritratta da pittori e scultori che ne facevano richiesta.

La bellezza incarnata da Vittoria rappresentava una sfida per i ritrattisti dell’epoca: un ineguagliabile modello estetico con un’assoluta perfezione del volto, capelli lucenti, seni corposi, gambe tornite ed eleganti.

“Tutto in lei ricorda i tempi antichi quando il marmo prendeva vita e brillavano gli scalpelli degli artistiâ€, così lo scrittore russo Gogol nel suo frammento letterario Roma descrive la figura di Annunziata, ispirandosi quasi sicuramente a Donna Vittoria conosciuta nei suoi soggiorni albanensi.

Non si contano gli artisti che vollero catturare nelle proprie opere l’essenza della bellezza di Vittoria  Caldoni e qualsiasi elenco sarebbe poco esaustivo, di certo tra i nomi più importanti spiccano i fratelli Nazareni, Von Hess, Ludwig Catel e lo scultore Thorvaldsen.

Fatto sta che il volto e la perfezione corporea di Donna Vittoria possono essere oggi ammirati nei più grandi musei del mondo testimoniando la perfetta bellezza che la nostra Albano vantava non solo nelle fattezze femminili della giovane modella, ma anche nei suoi paesaggi e nelle  sue vestigia.

L’Oste, il Bottaro e l’Avventore

In collaborazione con Francesca Ragno

Camminare guardandosi intorno per Piazza Pia, ad Albano Laziale, non è solo una piacevole passeggiata, è un tuffo nella storia, nella cultura di un paese che vanta antenati illustri, che un tempo era Legione Romana, per poi assumere una dimensione contadina, mai abbandonata nell’animo.

Piazza Pia, che nei suoi trascorsi più recenti sarà il mercato delle erbe, è stato il centro dei primi insediamenti rurali ad Albano, quando i Castra Albanum vennero abbandonati, prima in maniera periodica e poi definitivamente dai Romani. L’angolo della  fortificazione divenne la sede ideale per  concentrare quelli che poi furono i primi insediamenti urbani, figli di quelle famiglie al seguito dei legionari, o gli stessi combattenti giunti al meritato riposo.

Ed è qui, tra queste mura che sanno ancora di antico, a due passi dal Duomo e dai confini Vaticani, che attraverso un arco si accede a un cortile che sembra uscito da una cartolina anni 60, mentre una porta di vetro e ferro apre all’osteria di Sergio De Rossi, uno degli ultimi Osti di Albano, ex-​​infermiere, che con la famiglia da 150 anni si dedica al vino.

Due silos, uno di bianco, uno di rosso, dei tavolacci, l’uva prodotta in proprio per quei litri di vino che finché c’è siamo aperti e poi ci si rivede l’anno prossimo, i tanti avventori di questa osteria stagionale, che intorno al bicchier di vino cementa amicizie.

“Qui non ci sono distinzioni†ci racconta Sergio “non c’è razza o ceto sociale. Lui è muratore, lui pensionato, lui dottore, loro romeni e lui tunisino, ma il bicchiere è uguale per tutti, il vino è sincero e garantisco ioâ€.

Mentre parliamo veniamo rapiti dalla simpatia del Signor Giovanni, 81 anni, qualche problema al cuore che gli consiglia di non esagerare, ma tanta esperienza e passione per Albano da raccontare.

“Vengo qui per rilassarmi ogni sera – ci racconta Giovanni– Ritrovo gli amici e l’ospitalità dell’oste. Mi sento come a casa mia. Ogni tanto ci incontriamo per una serenatellla…siamo appassionati di musicaâ€. A questo punto Giovanni si lascia trasportare dai ricordi e la sua mente va al 1959 quando la famosa trasmissione Campanile sera con Enza Sampò fece tappa proprio a Piazza Pia e lui rappresentò Albano con un concertino mandolinistico, sui muri dell’osteria diverse foto che ricordano quei momenti di gioventù.

“Sono albanense doc, Albano prima era un paese pieno di villeggiatura e allegria, ora non è più così. Vi chiedo di scrivere dell’abbandono del centro storico, noi che viviamo lì siamo cittadini come tutti gli altri e invece le nostre belle vie sono abbandonate a loro stesse, piene di buche e poca puliziaâ€- si appella accoratamente Giovanni che ringraziandoci e facendoci tanti auguri per il futuro continua a bere il suo bicchiere di vino.

Alle luci del mattino completiamo il nostro giro nella cultura del vino albanense. Chi ci ospita è Alfredo Sannibale, cugino di Sergio, titolare del Museo bottega che dal 1870 costruisce, ripara e mantiene botti che hanno fatto la storia delle osterie locali.

“Una volta solo in questa zona c’erano 40 osterie, ora ne sono rimaste un paio. Il mio è un lavoro che va a scomparire, in tutti i Castelli saremo rimasti in 3 o 4â€.

I tempi che cambiano, la cultura che rimane. Pialle curve, martello, compasso, frisello e l’odore del legno, tra questi attrezzi la passione di Alfredo, che ricorda di quando venne la televisione e della curiosità dei turisti, che a volte lo guardano come fosse anche lui un reperto storico e, forse, non avendo tutti i torti.

“Le nuove tecnologie hanno migliorato la qualità del vino. Esistono materiali di conservazione migliori del legno e soprattutto meno faticosi. Il vino a botte è un arte, che vuole i suoi tempi e le sue attenzioni, ecco perché sono in pochi ancora a farlo. Botti in legno adesso vengon fatte in maniera industriale, e non sarei onesto se non dicessi che hanno lo stesso valore, ma a me piace così e sono contento, qui, tra i miei attrezziâ€.

Sergio, Alfredo, Giovanni, il sapore di un Albano che quasi, e sottolineamo quasi, non c’è più.

(si ringrazia per la gentile collaborazione Dario Benedetti)

Mi Presento

Il mio nome è Francesco Saverio Teruzzi e concorrerò al ruolo di Consigliere Comunale nella Lista Civica Città Futura per Nicola Marini Sindaco alle prossime Elezioni Amministrative il 28 e 29 marzo.

40 anni; laureato in Scienze Politiche indirizzo politico economico con tesi in finanze degli Enti Locali; libero professionista, promotore finanziario, consulente assicurativo, socio e amministratore della Decano Viaggi; dirigente, Marino, e giocatore, Albano, di pallacanestro; direttore sportivo delle Craziest Cows dell’Albalonga Darco Sport, hockey per diversamente abili; firmatario dell’atto costituente dell’AVIS di Albano e attuale Consigliere; tra i promotori dell’iniziativa “Tutti insieme per Dennis”; ideatore e organizzatore della conferenza “Diversamente Albano”; ho pubblicato due romanzi, sposato, non ho figli, ma dieci gatti.

Scarica il pdf della lettera all’elettore di presentazione della candidatura di Francesco Saverio Teruzzi a Consigliere Comunale alle elezioni amministrative di Albano Laziale il 28 e 29 marzo 2010.

PDF :  Mi Presento

Er Pittoresco Albano

“ER PITTORESCO ALBANOâ€: ARTE, STORIA E GASTRONOMIA A DUE PASSI DA ROMA

Scritto in collaborazione con Francesca Ragno

‘Na gita ai Castelli: questo il titolo di una delle più note canzoni popolari romanesche portate al successo dal grande Claudio Villa, che ha dato voce e suoni ad una delle zone più note della provincia di Roma, i Castelli Romani. La canzone, nota al grande pubblico, racconta la storia di due amanti che si recano ai Castelli appunto per una gita fuoriporta e Nannì, la protagonista femminile, viene condotta dal suo amato in giro per tanti paesini per divertirsi e trascorrere una piacevole giornata. In questo girovagare Nannì giunge ad un certo punto in quel che viene definito “er pittoresco Albano”.

Pittoresco evoca una dimensione artistica e storica, una realtà da cartolina: è proprio così, la cittadina di Albano, uno dei centri nevralgici dei Castelli Romani, racchiude in sé arte, storia, bellezze naturali e specialità enogastronomiche tanto da renderla una città ideale per il turismo in tutte le sue declinazioni.

La tradizione ricollega la nascita di Albano a quella della mitica Albalonga, tanto che l’araldica la rappresenta con una scrofa bianca che allatta trenta porcellini, segno del destino inseguito da Enea e suo figlio Ascanio per fondare la città eterna. Dalle radici mitologiche si passa alla concretezza storica con i numerosi reperti archeologici di epoca romana che testimoniano la presenza dell’accampamento militare della Seconda Legione Partica dell’imperatore Settimio Severo: l’Anfiteatro, unico esempio nei dintorni della Capitale; il Complesso termale; tratti delle Mura e delle Porte di accesso al campo; i Cisternoni, spettacolo di ingegneria idraulica non solo intatta, ma ancora funzionante, unici esempi al mondo.

La storia e l’arte non si fermano all’epoca romana e passano per quella paleocristiana con il complesso delle catacombe di San Senatore, per le numerose chiese e santuari tra cui quello di San Gaspare del Bufalo e di Santa Maria della Rotonda, il tridente barocco di piazza San Paolo, le ville, i palazzi storici, i parchi ed i giardini all’italiana oggi meta preferita delle giovani coppie di sposi.

In questo contesto una nostra Nannì contemporanea avrebbe una scelta ancor più ampia nel visitare Albano: una passeggiata romantica nel bosco che costeggia il Lago, con lo sguardo a perdersi da Palazzolo fino a Castel Gandolfo; la visita dei musei, dei reperti storici e dei monumenti che evocano di un glorioso passato; lo shopping nelle vie cittadine, che per la loro particolare forma rendono Albano Laziale la più lunga vetrina dei Castelli Romani e secondo i dati Istat uno dei centri commercialmente più attivi in Italia.

Nannì, però, non potrebbe nemmeno fare a meno dei sapori di Albano, dei suoi profumi, che sanno di territorio seppur influenzati in maniera decisa dalla vicina Roma e dalla relativa distanza dai porti di Anzio e a scendere di Terracina.

Albano è al centro della zona a denominazione di origine controllata dei Colli Albani dove si producono vini leggeri, da pasto, e se anche oggi le tradizionali osterie hanno lasciato il passo ai moderni aperitivi serviti lungo il corso principale dalle famiglie Carones, Fortini e Sesta, la scelta gastronomica ha numerosi spunti d’interesse nella cittadina.

Se la tradizione romana viene rispettata nelle trattorie, da Bobbo e da Rosa, di Piazza Pia, vecchia e rimpianta sede del mercato delle erbe, è proprio dal mercato ortofrutticolo, secondo per importanza nel Lazio, e nel giacimento gastronomico di Valle Ariccia che la cucina Albanese trae notevole vantaggio.

L’effetto congiunto della terra vulcanica e della brezza marina che rapida corre sulla piana che separa i castelli dal Tirreno, rende superlativi i broccoli romaneschi, che nella versione locale “capoccioneâ€, più grande e tornito, ha fornito agli albanensi l’appellativo di “broccolari†ed i carciofi cimaroli, assolutamente preziosi per la preparazione sia nella variante alla giudia che alla romana.

Albano è anche prodotti e ricette tradizionali, ma che hanno trovato negli chef e ristoratori di oggi una nuova linfa e gioia di vivere.

Se al forno Brillo in piazza San Pietro troviamo il vero “Maltagliato di Albanoâ€, per la forma finita data a colpi di pala, e le tipiche ciambelle al vino; all’Antica Abbazia Massimo Vinciguerra tramanda la ricetta dei Broccoli Attufati al vino con l’aggiunta di aceto di qualità, ad esaltarne il gusto.

Di contro Alessandro Ferracci della Vineria con cucina creativa Trama Tannica, ripropone in tutta la sua eleganza di ex piatto povero la Minestra di Pasta con Broccoli e Arzilla, per poi stupire nell’uso del carciofo nella sua Gricia all’Ortolana, primo piatto di valore assoluto o nel riproporre le animelle alla cacciatora o in semplice burro e alici.

Mare e territorio abbiamo detto, connubio che trova nella fantasia di Claudio Carfagna e del fratello Andrea, titolari del ristorante Le Gallerie di Sopra spunti di eccellenza, sfruttando i citati carciofi, in polenta, e broccoli, ma aggiungendo nomi che vengono dal passato, come la cicerchia, gli asparagi selvatici, la boragine, servita quest’ultima fritta e di accompagno a zuppa di patate e baccalà al forno, rivisitazione della classica ricetta albanense del Baccalà alla Pirocca. Fantasia e tradizione: da una parte gnocchi di cicerchia con gambero rosso e arancia candita, dall’altra il pangiallo o la mortadella equina, riscoperta della macelleria Sabatucci sempre a Piazza Pia, servita con fichi e misticanza, a confondere sapori classici e moderni.

Il Pangiallo, come i Panpepati, le Fave da morto, le Frappe, le ciambelle da vino, prodotti con una lunga tradizione in quanto non eccessivamente ricchi e che ben si accompagnavano in Osteria per i tanti romani che usavano affollarne i tavolacci. Per chi vuole invece soddisfare la propria voglia di dolce: pasticceria al Duomo, sempre nei pressi di Piazza Pia.

A concludere questo viaggio gastronomico non si può parlare dei Castelli Romani senza citare il maiale e i suoi derivati.

La tradizione vuole che alcune famiglie di Norcia nell’800 trovarono dimora in quel di Genzano, per poi prender possesso delle zone limitrofe con i propri allevamenti. Oggi la porchetta d’Ariccia è famosa in tutto il mondo e ogni Paese ha il suo fornitore di fiducia.

Ad Albano citiamo da Vincenzo a Piazza Mazzini per il prodotto fresco ed Ernesto a piazza San Pietro per un rapido spuntino.

Infine non possiamo non fare un brindisi con un buon vino dei Colli Albani a Nannì, che ora a fine giornata riposerà con il suo amato nelle fresche stanze dell’Hotel Miralago, adiacenti al suo storico ristorante Donna Vittoria, che ha avuto il merito, ancora una volta, di riportare in auge i fasti e la gloria di quel Paese che nella storia fu secondo solo a Roma e che una canzone immortalò per sempre come: “er pittoresco Albanoâ€.

Dove mangiare ad Albano:

Trattorie

Da Bobbo a Piazza Pia

Da Rosa a Piazza Pia

La Ciociara, Corso Matteotti (con forno a legna)

Vineria con cucina

La Trama Tannica, Via Costa

Ristoranti

La Galleria di Sopra, via Murialdo

Pipero, via Collegio Nazzareno

L’Antica Abbazia, via San Filippo Neri

Donna Vittoria – Hotel Miralago, via dei Cappuccini

Pasticceria

Al Duomo, via De Gasperi angolo via del Collegio Nazzareno